Non so se sia giusto scrivere di arte al femminile, su questo argomento tanto è stato detto o forse troppo poco. Resta il fatto che la questione è tanto complessa, quanto lunga che viene banalmente facile semplificarla in maniera sommaria e sbrigativa, riconoscendo alla creatività femminile caratteristiche proprie al di là di ogni valutazione qualitativa. Una creatività che si è trasformata nel corso della storia, manifestando atteggiamenti a volte di azzeramento monocorde, altre di ripetitività quasi ossessiva di segni e forme.

Di certo non sono queste poche righe a districare una questione che meriterebbe maggiore attenzione, così come non ci si può aspettare che il termine “astratto” accolga precisazioni di sorta per questa o quell'artista. L’occasione di questa mostra è quella di indicare, come si fa quando si invita ad una riflessione che si vorrebbe più profonda, l’importanza di alcune realtà creative che hanno traversato la storia dell’arte e continuano a farlo, ponendo come punto d’approdo o di passaggio Roma. Di fatto, ciò che lega le dieci artiste è proprio questa città, che a partire dal dopoguerra ha accolto e dibattuto idee nuove, nella maggior parte inscenate è vero da letterati, pittori e scultori armati di virile protervia, ma con altrettanto valore imbastite sulla vitalità creativa e di pensiero di alcune poliedriche personalità, come Bice Lazzari, Titina Maselli, Carla Accardi e poi via via negli anni, da molte delle protagoniste che espongono in questo spazio.

La distanza generazionale tra alcune, come Paola Levi Montalcini (1909) e Carolina Lombardi (1965), la predilezione per il rigore formale di Carmengloria Morales e Lia Drei, il gusto per la sperimentazione della materia, ascrivibile all’emozione esoterica in Elisa Montessori, alla terrena manualità in Nedda Guidi e la tessitura costruttiva del segno-colore di Simona Weller, costituiscono l’emblema versatile e sovrapponibile di un’intenzione comune, quella di lavorare con un linguaggio che si vuole inventato, nella continua scoperta di sé, ma con il fine di assurgere alla facoltà della comunicazione, qualità che sappiamo non essere di tutti.

Rosanna Ruscio