L'arte è una donna.

Avete mai sentito parlare di il arte? La grammatica non è galante, è veritiera:i paleontologi sono convinti che i primi esseri umani fautori di segni "artistici" erano donne, che a vergare i graffiti rupestri della preistoria, a partire da circa 30.000 anni fa, siano stati mani femminili. Non altrimenti si spiegherebbe la presenza sostanziale di liquido mestruale tra i colori adottati.

Anche la madre di tutte le sculture si presume sia stata una madre in carne ed ossa: l'arte del plasmare discende dalla creazione di vasellame atto alla conservazione di semi e piccoli frutti, una mansione che nelle comunità preistoriche svolgeva la donna.

L'arte, partorita da donne, è diventata poi di tutti, tanto da essere stata parorita in seguito, nei secoli e nei millenni, anche da molti uomini. Le "donne d'arte", in questa prospettiva, rappresentano tuttavia una netta minoranza, con una grande eccezione: Roma! E' noto che tutti gli artisti della Roma antica erano ignoti, cioé non si firmavano, e che l'arte che riempie musei archeologici di tutto il mondo è anonima. Cosa impedisce di pensare che nell'antica Roma molti artisti fossero artiste? Di una, peraltro, si conosce addirittura il nome: Iaia di Cizico. Visse a Roma verso il 100 a. C., ed era celebre per i suoi dipinti e per le incisioni su avorio. E' la prima "donna d'arte" di Roma, il modello storico di tutte le "donne d'arte" di Roma presenti in questa mostra, in cui l'arte-donna delle donne che hanno fatto e fanno arte trova un luogo per guardarsi allo specchio e rivelare che, l'arte, alfine, non è né donna e né uomo, è solo se stessa, da sempre, e che è solo un grande mistero, che alberga ovunque, dunque anche a Roma, e che ha mille linguaggi, tutti veri, tutti necessari.

                                                                   Guglielmo Gigliotti