Il pesce, l’acqua e l’arte

di Guglielmo Gigliotti

Quando Oreste Baldini lancia le sue reti nel mare delle forme, pesca sempre la stessa cosa, pesci. E’ artista-pescatore innamorato di un animale, elevato, nella personale religione artistica, a simbolo e archetipo, a modulo e a modello. In taluni lavori la forma è stilizzata ed essenziale, in altri si addensa in armoniosi grovigli ittici, sorta di ammatassati branchi in vitalistico e fluente guizzo acquatico. Tuttavia, qualsiasi sia la condizione della forma-pesce, a risultare inconsciamente chiaro (perché anche l’opera d’arte ha un suo inconscio) è che il pesce è lì per alludere all’acqua, all’acqua madre. L’acqua, essendo informe e trasparente, non è infatti raffigurabile se non mediante il suo abitatore solido. Il pesce quindi, nell’arte di Baldini, è ciò che è ma anche ciò che non si vede, ma si sa, ovvero il suo contesto ambientale grazie a cui il pesce vive.

Aqua mater: l’acqua è madre perché nelle simbologie di tante culture è fecondatrice di vita e fonte delle cose, è liquido amniotico che ci ha ospitato nel momento più caldo del nostro esistere, è, per trasposizione, mare grande grande che ci fa sentire piccoli, ma proprio per questo parte dell’universo. L’acqua rappresenta anche il nostro lato fluido e anagressivo, la parte - diciamolo - migliore di noi. L’acqua è sempre primordiale, è antica e misteriosa nella sua indefinibile presenza, è emblema rinfrescante di una primarietà sempre viva, di un’origine sempre originante.

Il pesce è l’acqua, e  l’acqua senza pesci è, come il Mar Morto che si chiama così perché  ne è senza, acqua morta. Nelle mostre-acquario di Baldini l’acqua non c’è, ma c’è cosa la rende viva, il pesce appunto. Un pesce mai veramente pescato né oggettivamente visto, perché è un pesce mentale, un meta-pesce, un’idea platonica di animale acquatico. Un pesce dunque interiore e metafisico, un pesce assoluto che non significa solo “pesce”, ma tutto ciò che il pesce può significare senza che lo si dica a chiare lettere, perché la chiarezza ha sempre fatto a pugni col mistero, dentro cui covano - e nuotano - importanti verità. In tal senso l’archetipo ittico è perfetto: non parla, è muto. E’, allora, esattamente come l’arte visiva, che è arte muta. Il pesce si scopre così simbolo di vita ma anche simbolo dell’arte, di quella che va vista e non “parlata” (cosa per cui mi scuso di queste parole).

L’arte è un mare, e Baldini ha imparato ad attraversarlo come Giona, nel ventre di un pesce. Ma l’arte è un mare perché sa andare nelle profondità di un altro mare, quello dell’inconscio, il nostro oceano privato e profondissimo. In queste dimensioni la pesca è sempre miracolosa e fa sempre bene, talvolta salva: lo sapevano bene i cristiani dei primi secoli che col pesce raffiguravano nelle catacombe proprio il grande liberatore, il “Gesù Cristo, figlio di Dio, Salvatore”, le cui iniziali andavano a comporre, in greco, il termine ellenico di pesce, Ichthys (Iesus Christos Theu Hyios Soter).

L’arte ittica di Oreste Baldini non ha bisogno di canne da pesca, né di vere reti, ma di concentrato ascolto. Quel Grande Pesce che è l’arte-mare-vita sta nell’arte-mare-vita da sempre; ecco, plasmando i suoi pesci, Baldini plasma questo Sempre. Esso sta lì, in immobile movimento, e aspetta solo che qualcuno, che sia in forma di artista o di pescatore o altro, se ne accorga e vi rivolga il suo ascolto; senza parlare, esattamente come il pesce, e da lui quindi imparando; meglio sostituire alle parole un omaggio formale, un ritratto del sogno evocato, un’immagine del pesce immaginato.

I pesci di Baldini stanno tutti lì ma stanno anche altrove, sono suoi e di nessuno, come un mito lanciato senza una vera meta, che non sia il nuotare un po’ in loro compagnia nel lago tranquillo della coscienza.

Ittiomorfa può essere una pratica artistica e un’attitudine mentale, quella allusa dalle miriadi di racconti allegorici e rappresentazioni iconiche incentrate sul pesce-simbolo che troviamo nelle culture antiche di tutti i cinque continenti; tutto questo torna inconsapevolmente a galla nell’arte subacquea di Baldini, ma senza concettosità. L’arte di Baldini non è un trattato ittiologico o antropologico, è “solo” arte che racconta le storie di madre acqua e dei suoi figli, i pesci.